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 Deportazioni Multiple - scritto e interpretato da Alida Castagna
Deportazioni Multiple - scritto e interpretato da Alida Castagna
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Deportazioni Multiple - scritto e interpretato da Alida Castagna

Scritto e interpretato da Alida Castagna, con la regia di Stefano Maria Palmitessa, "Deportazioni Multiple" é la straordinaria storia di “Maria la ritardata”, un'esistenza orripilante, fatta di subdole deportazioni sanitarie, dal manicomio alla comunità, la casa famiglia, l'umiliante riabilitazione, vana perché il tragico tragitto sfocerà in un luogo ancora più infelice dell'inferno dell'ospedale psichiatrico: l'ospizio. A raccontare il dramma é la stessa Maria o meglio il suo alter ego, follemente lucido e feroce, che guarda il mondo senza veli, senza speranza, senza pietà.

 

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DEPORTAZIONI MULTIPLE
Testo di Alida Castagna
Interpreti: Alida Castagna e gli psycopuppets di Laura Kibel
Arredi scenici di Ivo Bevilacqua

Regia di Stefano Maria Palmitessa


È la storia di una convivenza impossibile, feroce, straziante.
A vivere insieme, nello stesso corpo, sono Maria la matta e Maria la lucida.
Maria la matta, come una pedina di un gioco dell’oca cui nessuno vorrebbe partecipare, va, procede su quel circuito che la psichiatria ha tracciato per lei, dal manicomio all’ospizio transitando in varie “caselle terapeutiche”, sì, Maria la matta va, intontita dall’idiozia, inebetita da un ritardo mentale che si presenta come scudo al dolore.

Così parrebbe almeno; ma è uno scudo che ha una falla invisibile e disastrosa; sì perché Maria la mentecatta, ogni notte, per trenta minuti , acquista lucidità, diventa Maria la lucida. E sarà quest’ultima che, ripercorrendo le giornate, le umiliazioni, le rare ribellioni della mentecatta, porterà su di sé quella valanga di vergogna e di dolore.

Maria la lucida si trova nella stessa impotenza di chi , colpito dalla “sindrome del chiavistello”, riceve ed elabora gli input che gli arrivano dall’esterno senza potervi rispondere per via del corpo paralizzato. Qui, però , la situazione si presenta con una variante: la lucida non può in alcun modo influire sugli output, che ci sono, eccome, ma decisi e agiti dal suo ingenuo alter ego.

Nulla può la lucida sull’agire di questa mentre , al contrario, ogni azione , ogni relazione stabilita da Maria la matta con l’esterno va a toccare nel profondo l’anima della lucida, costretta a rivivere, nei trenta minuti di lucidità notturna, il film giornaliero prodotto dalla sua scomoda coinquilina.

Sarà lei, la lucida, a raccontare ciò che ha fatto la rimbambita durante il giorno, ma soprattutto, a raccontare ciò che è stato fatto alla rimbambita. E lo farà, talvolta, in preda alla ferocia e al disprezzo, talvolta alla compassione.

La scena è desolata, irreale, una sorta di sartoria in cui a essere cuciti insieme sono i sogni, i ricordi, gli incubi; unica interprete è Alida Castagna, l’autrice, insieme
agli “psyco-puppets” di Laura Kibel, una carrellata di sgraziate figure: la suora del manicomio, il prete confessore, lo psichiatra –giudice , la stessa madre di Maria e un coro cacofonico che sembra uscito dalla corte dei miracoli.
La regia è di Stefano Maria Palmitessa, un artista che, senza ricorrere ai trucchi del Teatro nero, sa costruire la stessa incredibile magia, un caleidoscopio di immagini e di emozioni destinati a imprimersi nella memoria dello spettatore.