L'ALTRO SOCIALE

La cooperazione sociale la "R" positiva anti-crisi

di Fidalma Filippelli

 

Si è svolta nella sede nazionale di LegaCoop di Roma un’assemblea dei soci e collaboratori della Cooperativa Sociale Aelle il Punto per riflettere sulla situazione della cooperazione nell’attuale momento storico. Sono intervenuti anche il dottor Stefano Venditti, presidente Lega CoopLazio, ed il dottor Pino Bongiorno, presidente LegaCoop Sociali Lazio.

Antonietta Lo Scalzo, presidente di Aelle il Punto, ha introdotto gli interventi ed il successivo dibattito ricordando a soci e collaboratori la lungimiranza del consiglio di amministrazione della cooperativa nel preconizzare la devastante portata della crisi sin dal 2008. In tempi non sospetti, in cui non si conosceva ancora l’ampiezza della recessione, gli amministratori di Aelle il Punto erano già in stato di allerta e non hanno mai mancato di segnalarlo durante le assemblee dei soci. Una strategia tanto cauta quanto vincente, nella misura in cui ha generato lo stimolo a differenziare l’offerta dei servizi della cooperativa. Permettendo di compensare la chiusura di 3 strutture residenziali per utenti psichiatrici con l’imminente inaugurazione di una struttura psico- sociale e di una casa di riposo per anziani. La volontà di differenziare i servizi si è inoltre tradotta, per Aelle il Punto, nella scelta di reperire risorse altre rispetto al tradizionale canale ASL, partecipando nel 2013 a ben 14 bandi con enti diversi dalle ASL di Roma e provincia. Il consiglio di amministrazione di Aelle il Punto ha dunque optato per una strategia d’assalto che punta a trasformare la crisi in un’ imperdibile occasione. A fronte di nessun licenziamento ci sono nuovi investimenti in cantiere ed in definitiva la formula adottata è funzionale al superamento della fase di recessione.

 

Pino Bongiorno nel suo intervento ha riconosciuto ad Aelle il Punto la connitazione di cooperativa dinamica ed ha sottolineato che la crisi si supera solo con l’apertura al nuovo. Le cooperative sociali hanno sofferto indicibilmente la recessione e tuttavia possono vantare una performance economica eccellente negli ultimi anni, in virtù di caratteristiche strutturali e valoriali che le rendono più adattabili e competitive delle imprese. La solidarietà è una di queste e ben si coniuga con la flessibilità intelligente ed il riposizionamento sul mercato. La differenziazione dell’offerta dei servizi rappresenta, per Bongiorno, una strategia vincente perché permette di andare oltre la crisi ed il modello di sviluppo che l’ha generata. Quel particolare modello di sviluppo che elargiva risorse e consentiva sprechi ed inefficienze è definitivamente superato ed è destinato a soccombere chi si ostina a dipendere dalla committenza unica della Pubblica Amministrazione.

La cooperazione sociale può e deve, nella visione di Bongiorno, svolgere un ruolo da protagonista nella costruzione di un’economia sostenibile in quanto attenta alle politiche sociali ed ambientali. La carta vincente è data dalla tradizionale visione alternativa della società, che parte dai bisogni della cittadinanza in generale e della cittadinanza fragile in particolare, piuttosto che dai bisogni del capitale e delle imprese. Ed è proprio questa l’impostazione progressista che bisogna adottare e valorizzare nei rapporti con la pubblica amministrazione, al fine di porre la basi di un nuovo sviluppo. Fondamentale, nella realtà della cooperazione sociale, il ruolo dei soci, i quali hanno il diritto ed il dovere di contribuire alle scelte decisionali secondo il modello del sostegno e non della rivendicazione – tipico quest’ultimo del mondo delle imprese -.

 

Stefano Venditti ha centrato il suo appassionato intervento sul tema “Strategie d’innovazione in tempo di crisi”. Secondo Venditti il cambiamento di fase accelerato che l’economia sta attraversando non rappresenta altro che il passaggio ad un’economia diversa, in cui gli attori in campo sono mutati. Stiamo assistendo al tramonto di un modello di sviluppo, i cui guasti non possono essere più pagati da generazioni successive in grado di accollarsi tale gravoso ed iniquo compito. Le politiche economiche adottate per fronteggiare la crisi hanno fatto indietreggiare il PIL ai livelli del 2001 e non c’è da stupirsi, dal momento che meno soldi si mettono in campo più si amplifica la spirale regressiva. Il Presidente di LegaCoop Lazio ha poi enunciato il proprio pensiero sul ruolo della cooperazione sociale, che è quello, ineludibile, di aiutare la politica a modificare le scelte economiche. La conservazione e la valorizzazione del patrimonio del mondo cooperativo devono procedere di pari passo con la ricerca di una nuova via.

 

Se la cooperazione sociale rinuncia ad innovare nessuno lo farà al suo posto. I servizi vanno reinventati rendendoli più sostenibili e la cooperazione sociale ha già dato segno di muoversi in tale direzione. Pur subendo i forti colpi e contraccolpi della crisi, si è infatti riposizionata sul mercato, partendo dal ripensamento delle prestazioni e dall’ascolto dei bisogni degli utenti. Solo uno sguardo attento all’interno delle comunità di riferimento può captare opportunità innovative ed indicare il percorso da seguire. La cultura laica, animata dalla passione di salvare la comunità, può essere, secondo Venditti, la chiave di volta del cambiamento, perchè le innovazioni decisive sono con tutta probabilità presenti in nuce nella comunità. Bisogna però farle emergere e tutti, nessuno escluso, sono chiamati a confrontarsi quotidianamente con nuove sfide ed a condividerle collettivamente per creare un ulteriore pezzo di welfare che si assommi al vecchio, donandogli un’identità più consapevole, responsabile ed al passo coi tempi. La leadership, in questo processo, deve necessariamente essere una leadership di pensiero e non una leadership unica.

 

Venditti ha concluso l’intervento ricordando la sua personale e suggestiva regola della prevalenza della R positiva (R come rettitudine, rinnovamento e reti solidali più radicate nella comunità) rispetto alla R negativa del rancore e della rabbia che possono sfociare in ribellione distruttiva. L’accesso a questo livello, esistente e connotativo della cooperazione sociale, potrebbe traghettare il passaggio al nuovo.

 

 

Articolo tratto da l'Altro quotidiano

 

 

 
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