L'ALTRO SOCIALE

Sport e salute mentale un campionato dell'Uisp

di Fidalma Filippelli

 

C’è l’UISP (Unione Italiana Sport per tutti), c’è un campionato DSM Sport e Salute Mentale targato UISP e, soprattutto, ci sono operatori che rendono possibile tutto questo, conducendo gruppi di calcio cui partecipano utenti psichiatrici. Ne abbiamo incontrato tre: si tratta del dottor Luigi Amato, psicologo e psicoterapeuta, della dottoressa Annunziata Picciocchi,psicologa, e del dottor Emanuele Susani, psicologo, psicoterapeuta e psicologo dello sport. Sono operatori molto qualificati della Cooperativa Sociale Aelle il Punto di Roma e conducono insieme il gruppo di calcio “La Stella del Mattino” all’interno del Campionato UISP. Che, va precisato, è l’unico campionato di calcio nella provincia di Roma, sin dal 1993. La Stella del Mattino, inoltre, è la sola squadra ad annoverare nelle sue file una donna, la dottoressa Picciocchi.

 

Il calcio come strumento riabilitativo, dunque. Ma come funziona?

 Il dottor Luigi Amato, in qualità di tecnico responsabile della conduzione del campo, ci offre subito una panoramica delle attività: “La Stella del Mattino - dice - è un gruppo semiaperto rivolto a tutti gli utenti psichiatrici dei DSM (Dipartimenti di Salute Mentale ndr) della ASL RMD inseriti in progetti territoriali di case famiglia o di centri diurni. Il gruppo entra nella rete riabilitativa come spazio consacrato all’attività sportiva. Attività sportiva che viene condotta dalla nostra miniequipe con grande passione e cura degli aspetti sia organizzativi che clinici e transferali, lavorando in rete con i referenti territoriali”.

 

Dottor Amato, con quali aspettative un utente psichiatrico entra nel gruppo calcio?

L’aspettativa iniziale, da parte dell’utente, è l’ingresso in una dimensione di performance calcistica, che va gradualmente sostituita con la prevalenza della dimensione gruppale.

 

Ovvero ciò che conta è l’appartenenza al gruppo, non il risultato

Esattamente. Ci tengo a precisare che tutte le dinamiche degli utenti vengono riprese dall’equipe. Tra noi conduttori il flusso delle informazioni sullo stato degli utenti è continuo e dettagliato, per cui se un utente attraversa un momento critico si favorisce l’accesso ad un livello di allenamento più adeguato.

 

Come si svolge un allenamento?

Ogni allenamento del lunedì pomeriggio è preceduto da una breve introduzione sul da farsi. Segue una fase di riscaldamento, in cui ciascuno corre al proprio ritmo, ed una di stretching. Il lavoro si svolge e concentra su tre diversi livelli: atleticità, corporeità, interazione con la palla. Sono fondamentali gli esercizi calcistici, gli schemi in cui si lavora sulla metacognizione, ovvero sulla capacità di percepire le intenzioni dell’altro. Ciò per poter capire come stare sul campo ed interagire con gli altri in squadra. Il lavoro su livelli di relazione non scontati si trasforma in preziosa riabilitazione delle interazioni. La partita vera e propria è seguita dalle comunicazioni sugli appuntamenti futuri e dalla doccia, tutti insieme compresi gli operatori.

 

Il dottor Emanuele Susani, promotore di questa avventura sportiva, aveva già sperimentato il calcio come riabilitazione nei dipartimenti di salute mentale di Milano. Nel 2007, in seguito al trasferimento a Roma, ha deciso di proporlo ai colleghi della Cooperativa Aelle il Punto.

Nel corso del 2007 si andava con tre utenti a Villa Doria Pamphili, ma l’attività in questione non era affatto strutturata. Qualche passaggio di palla, più che altro il tentativo embrionale di intercettare ed esprimere i bisogni di utenti già inseriti sul territorio. Il primo allenamento risale al 14 dicembre 2007, la prima amichevole al gennaio 2008. E’ stato questo il momento in cui l’attività si è strutturata su un piano sportivo anziché di tempo libero. E’ arrivato nel gruppo il collega Amato, gli utenti hanno iniziato a dare una risposta più forte e si sono generati momenti di grande coralità. Nel 2009 abbiamo iniziato a partecipare al Campionato UISP ed alla Coppa Primavera.

 

Dottor Susani, far parte di una squadra significa avere dei rapporti, strutturare dei legami. Che significato ha tutto questo per un utente psichiatrico?

“Per un utente psichiatrico far parte di una squadra significa mettersi in gioco sul piano relazionale, una difficoltà non da poco, ma significa anche essere inserito in un contesto che accoglie, che fa circolare l’affettività e dunque contribuisce ad attenuare sensibilmente le difficoltà. La UISP, in occasione del ventennale celebrato lo scorso anno, ha promosso una ricerca sugli effetti del calcio su utenti psichiatrici, che è stata presentata a Palazzo Valentini ed è in attesa di pubblicazione. Questo potere riabilitativo del calcio noi l’abbiamo testato sugli utenti in occasione di una trasferta di tre giorni a Milano, da me voluta per giocare una partita coi miei vecchi colleghi. Per problemi relativi ai voli siamo ripartiti per Roma in treno da Bergamo, piuttosto che in aereo da Malpensa, e ciò ha comportato una serie di imprevisti che gli utenti hanno affrontato con positività. Una bella sferzata di autonomia, insomma”

 

La dottoressa Annunziata Picciocchi, preziosa componente femminile della squadra – a tutt’oggi l’unica - si occupa dell’aspetto amministrativo e contabile. E qui le dolenti note… "A fronte di un’attività strutturata comprendente allenamenti, partite, amichevoli, serali, soggiorni e beach volley estivo, le voci di spesa - ci dice - sono tante ed onerose. C’è l’affitto del campo, c’è la quota per partecipare al campionato, c’è il tesseramento personale per chiunque stia in campo. C’è poi il certificato per la pratica agonistica, che dal prossimo anno dovrà essere presentato da tutti i componenti della squadra, oltre che dagli operatori. Senza contare il costo della benzina per gli spostamenti, dell’affitto del campo, della lavanderia per il lavaggio delle divise, le divise stesse, la scorta d’acqua per i giocatori, l’organizzazione di cene ed eventi.

 

Quali sono le entrate dottoressa Picciocchi

L’attività riabilitativa del calcio è supportata economicamente dalla Cooperativa Aelle il Punto, attraverso la destinazione del 5 per mille, e dall’ASL, per mezzo di contributi assegnati direttamente agli utenti. Tuttavia quest’ultimo tipo di sostegno, a seguito dei tagli della spending review, è già stato dimezzato. Ciascun utente contribuisce con una quota simbolica di 10 euro mensili, ma ciò non è sufficiente per assicurarci una sede fissa per le riunioni e per la custodia di divise, attrezzature e trofei.

Concludiamo con una nota di amarezza ed al contempo di speranza: nel mondo del calcio scorre denaro a fiumi ed un gruppo di calcio a forte valenza riabilitativa non si può permettere una sede? Invitiamo le società calcistiche a farsi avanti…

 

 

Articolo tratto da l'Altro quotidiano

 

 

 
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