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SPENDING REVIEW E SANITA'

SPENDING REVIEW E SANITA'

Per Antonella Lo Scalzo "generata confusione"

di Fidalma Filippelli

 

Il D.L. 95 del 6/7/2012 (successivamente convertito nella L. 135 del 7/8/2012) prevede all’art.15 un risparmio del 5% dei volumi complessivi di spesa dei contratti di appalto di servizi e di fornitura di beni e servizi stipulati da aziende ed enti del servizio sanitario nazionale, a partire dal 7 luglio 2012 e per tutta la durata dei contratti. Il D.L. in questione reca il titolo “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini.” Per capire come funziona la spending review nel settore delle cooperative sociali che gestiscono servizi sanitari e socio-sanitari in appalto con le ASL del Lazio ci siamo rivolti alla D.ssa Antonietta Lo Scalzo, Presidente della Cooperativa Aelle il Punto di Roma, attiva da oltre 30 anni nel campo della riabilitazione psichiatrica.

 

“D.ssa Lo Scalzo, come si fa a revisionare al ribasso la spesa pubblica lasciando invariati i servizi ai cittadini? Sembra una contraddizione in termini”

“Per rispondere ho bisogno di fare alcune premesse. Le ASL hanno ricevuto dalla Regione Lazio – in differita, tra l’altro – le prime disposizioni a ridurre del 5% il valore dei contratti relativi ad importi e connesse prestazioni. La totale assenza di riferimenti e regolamentazioni alle modalità di realizzazione dei tagli, considerando anche il periodo estivo, ha generato confusione. La norma andava riferita ai prezzi correnti delle forniture, imponendo una riduzione unilaterale, oppure ai volumi d’acquisto, ovvero alle quantità totali? Una volta chiarita l’interpretazione per cui la norma andava riferita ai volumi d’acquisto totali, è parso lampante e sensato, in ambito cooperativistico, che i tagli non potevano essere uniformi ed astratti, irrispettosi della specificità di ciascuna fornitura di servizi”

 

“Mi sta dicendo che la spending review non impone, in ambito socio-sanitario, alcun taglio automatico del 5% a tutti i servizi?”

“Esattamente. L’art. 15, comma 13, lett. a del D.L. 95/2012 non stabilisce affatto una riduzione lineare ed indifferenziata di tutti i servizi. I direttori generali delle ASL, però, avrebbero potuto esercitare la discrezionalità loro conferita dalla legge ed hanno rinunciato, nella stragrande maggioranza dei casi, sia a convocare dei tavoli di concertazione con le cooperative sociali che a condurre analisi atte ad incidere sui reali sprechi. Il risultato è stato una riduzione lineare di importi e prestazioni, che si è tradotta nella richiesta di ulteriori tagli ai servizi socio-sanitari. Con la conseguenza catastrofica di abbassare ancora una volta i livelli di assistenza ai più fragili e di mettere a repentaglio migliaia di posti di lavoro dei soci delle cooperative sociali. Addirittura, alcuni direttori generali delle ASL hanno deciso senza interpellare i direttori dei dipartimenti di salute mentale, e quindi in totale dissonanza con la tipologia dei servizi soggetti a ridimensionamento”

 

“A quanto pare non vi è alcuna comunanza di intenti tra chi legifera, chi applica la legge e chi la osserva sul campo…”

“E’ vero, purtroppo. La priorità è stata quella di applicare la legge – in termini retroattivi, non ce lo dimentichiamo – , piuttosto che la realizzazione di studi raffinati di selezione degli sprechi. E, beffa delle beffe, mentre il settore socio-sanitario si stava preparando ad affrontare ulteriori e drammatici tagli di servizi territoriali strategici per il benessere dell’intera collettività, la Regione Lazio dava spettacolo di sperpero e lussi vari”.

 

“Previsioni per il futuro?”

“Difficile farne, con la legge di stabilità in via di applicazione. Per il momento possiamo dire che l’applicazione della spending review ha completamente disatteso il principio di invarianza dei servizi previsto dalla legge. Sono fortemente a rischio posti di lavoro e servizi per l’utenza fragile. La Cooperativa Aelle il Punto, per capirci, offre servizi di assistenza alla persona centrati sulla risorsa umana. Tagliare questi servizi, alla pari di altri servizi realmente suscettibili di sprechi come i servizi accessoriati, significa mettere in seria difficoltà l’utenza e l’operatore. Gli operatori che svolgono la propria attività nelle case famiglia, ad esempio, stanno già lavorando ad orario ridotto. Ne risente da un lato la loro stabilità economica, dall’altro la qualità del servizio: se sei costretto a fare in 3 ore ciò che prima facevi in 4 ore, presterai inevitabilmente meno ascolto al paziente e potrai concentrarti poco o niente sulla personalizzazione dei progetti…Altro che invarianza dei servizi…”

 

 

Articolo tratto da l'Altro quotidiano

 

 

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