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L'ALTRO SOCIALE I Piani di intervento personalizzati risposta mirata ai tagli in psichiatria

L'ALTRO SOCIALE

Come il privato può intervenire? I Piani di intervento personalizzati risposta mirata ai tagli in psichiatria

Ne parliamo con Margherita D'Arpa e Antonella Bilà, psicologhe e psicoterapeutedella Cooperativa "Aelle il Punto"

di Fidalma Filippelli

 

Quali risorse possono essere messe in campo dal privato sociale in tempo di crisi e di tagli drastici alla spesa? Per trovare una risposta a questo interrogativo abbiamo incontrato la dottoressa Margherita D’Arpa e la dottoressa Antonella Bilà (rispettivamente a destra e a sinistra nello foto), psicologhe e psicoterapeute responsabili dei Piani di intervento personalizzati per utenti psichiatrici della Cooperativa Sociale Aelle il Punto.

 

“Nello sconfinato ambito della salute mentale il settore pubblico è notoriamente in crisi di sovraccarico. Come può intervenire il privato sociale, tenendo conto dei tagli in atto?”

Antonella Bilà: “Attualmente psichiatri ed operatori dei Centri di salute mentale hanno in carico un numero elevatissimo di utenti, con un sovraccarico eccessivo sia a livello professionale che umano. Il privato sociale può giocare un ruolo strategico, offrendo la garanzia di continuità dell’intervento attraverso “relazioni d’aiuto personalizzate”, basate su programmi periodicamente valutati, verificati e riformulati” con tutti gli attori: referenti istituzionali, referenti della cooperativa, utenti e familiari.

 

“Qual è il valore aggiunto che il privato sociale può portare nella relazione d’aiuto al paziente psichiatrico, oltre a supportare un settore pubblico in stress da sovraccarico?”

Bilà: “Il privato sociale ha da sempre un rapporto privilegiato col territorio. Laddove l’utente psichiatrico va supportato nella sua vita sul territorio, il privato sociale è deputato ad integrare le risorse territoriali, creando una rete tra le varie agenzie. La mission del privato sociale in generale, e della Cooperativa Aelle il Punto in particolare, è quella di operare sul territorio”

Margherita D’Arpa: “Non bisogna dimenticare che il privato sociale nasce come realtà atta ad aggregare e supportare la rete sul territorio. I piani di intervento personalizzati che Aelle il Punto realizza sul territorio rivelano in modo emblematico questa matrice territoriale del privato sociale. L’operatore specializzato, in seguito ad un invio ed alla conseguente progettazione basata sull’analisi della domanda e sulla valutazione dei bisogni, scende sul campo per promuovere le abilità dell’utente psichiatrico sul territorio, contribuendo a creargli intorno un’adeguata rete di sostegno”

 

“Come parte un piano di intervento personalizzato?”

D’Arpa: “Un familiare dell’utente, l’utente stesso o lo psichiatra che lo segue, contattano telefonicamente la cooperativa. Il passaggio successivo è un colloquio valutativo tra il referente della cooperativa e l’autore della chiamata. Dopodiché si definisce il piano d’intervento personalizzato, con tutti gli attori della cura, e l’operatore inizia a lavorare all’attuazione del progetto. Ogni fase del programma è accompagnata da verifiche periodiche, al fine di valutare il raggiungimento degli obiettivi e la soddisfazione dell’utente e dei familiari rispetto all’intervento”.

 

“Se ho ben capito i vostri operatori vanno sul territorio per promuovere le abilità dell’utente psichiatrico e per facilitare la rete. Un compito impegnativo, rispetto al quale non può che essere prevista una formazione mirata”

Bilà: “I nostri operatori, psicologi ed educatori professionali, sono formati per operare secondo una mentalità d’equipe inter e multidisciplinare, in un’ottica operativa integrata ed organizzata a rete con tutti i servizi coinvolti nella relazione d’aiuto”

D’Arpa: “L’operatore deve avere una formazione specifica e permanente ed un’attitudine personale ad operare in contesti non strutturati, proprio per trovare soluzione ad un’infinità di problemi che variano per intensità, qualità ed urgenza”

Bilà: “L’operatore deve possedere la capacità di andare oltre il sintomo e di comprendere il disagio con empatia. La Cooperativa Aelle il Punto, dopo oltre 30 anni di esperienza sul campo, ha elaborato un modello ben preciso, che poggia su una teoria di riferimento e su una cultura comune. Questa cultura comune è il diritto di cittadinanza dell’utente di vivere il proprio domicilio e territorio, in antitesi alla prassi, per fortuna desueta, della ghettizzazione manicomio-istituzionale della follia. Noi vogliamo costruire un “fuori supportato” dove l’utente possa trovare la propria dimensione esistenziale nell’ambito di una società informata, accogliente e progressista. In tal senso ci proponiamo di creare una cultura dell’informazione, della condivisione e del dialogo”

 

“Vorrei soffermarmi su questo bellissimo concetto del fuori contrapposto al dentro dell’istituzione manicomiale. Me lo potrebbe declinare in termini concreti?”

Bilà: “Il fuori che Aelle il Punto si impegna da sempre a costruire è un superamento dei “luoghi dell’altrove”, dove è stata storicamente ghettizzata la diversità intesa come capro espiatorio e male assoluto. Questo fuori noi lo creiamo promuovendo e facilitando le relazioni della quotidianità con gli agenti territoriali: giornalaio, portiere, barista, tabaccaio, meccanico, vicino di casa”

 

“Quali sono gli strumenti di cui vi servite?”

Bilà: “I nostri strumenti vanno dal progetto terapeutico alla valutazione e verifica, dalle tecniche sistemiche per analizzare e migliorare i modelli di interazione familiare alle tecniche psicoeducative e cognitivo-comportamentali. Il tutto all’interno di un approccio fenomenologico - esistenziale volto a comprendere le dinamiche del conflitto e ad agire per la risoluzione nel rispetto di tutte le parti”

 

“Immagino che i vostri obiettivi siano molteplici ed alcuni sono emersi in modo significativo dalla nostra chiacchierata. Ora vorrei che ne selezionaste uno tra tanti, e precisamente quello a più alta utilità economica collettiva. Non dimentichiamo che il nostro è un tempo di crisi…”

Bilà: “L’obiettivo a più alta utilità economica collettiva è senz’altro la prevenzione e dunque la riduzione dei ricoveri in SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura ndr). E qui torniamo al discorso sul territorio, dal momento che noi interveniamo nel contesto in cui vive la persona in difficoltà, sollecitando il tessuto sociale a supportare e contenere il disagio attraverso la valorizzazione delle relazioni con gli agenti territoriali di cui parlavo prima. Ciò ha un’immensa ricaduta positiva sul benessere individuale dell’utente, che si sente accolto e contenuto da una rete territoriale più consapevole e solidale, e sul benessere collettivo per l’ovvia ragione che diminuiscono le crisi ed i ricoveri e si riduce notevolmente la spesa pubblica.

 

 

Articolo tratto da l'Altro quotidiano

 

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